Milano, dove i parchi fanno la differenza
A Milano i parchi non sono solo verde: sono infrastrutture sociali ed economiche. Lo suggerisce con chiarezza il fatto che oltre duemila cittadini, intervistati tra fine settembre e inizio ottobre, attribuiscono ai parchi urbani un valore che va ben oltre la funzione ricreativa. Incidono sul benessere fisico e mentale, migliorano la qualità dell’aria, aumentano l’attrattività dei quartieri e plasmano lo stile di vita di una città che corre veloce ma che, nei suoi spazi verdi, trova ancora il tempo di respirare. È uno specchio perfetto delle contraddizioni milanesi: parchi che sono oasi di quiete, altri che faticano sulla sicurezza, alcuni diventati veri hub culturali, altri ancora schiacciati dalla pressione quotidiana degli uffici e dei flussi di mobilità.
È su queste evidenze che si concentra lo studio Perception of the benefits of Milan urban parks in relation to their accessibility, basato su 2.007 interviste realizzate in 14 parchi cittadini e volto a misurare come la popolazione percepisca benefici, criticità, sicurezza e qualità della manutenzione. Un lavoro, realizzato nell’ambito di MUSA/PNRR, che offre un’istantanea preziosa per chi governa una città chiamata a ripensare le proprie infrastrutture verdi in chiave di benessere, inclusione e resilienza climatica.
“I parchi milanesi non sono servizi accessori: sono la risposta più immediata e più democratica ai bisogni di salute e qualità della vita”, osserva Edoardo Croci, direttore del Sur Lab, Sustainable Urban Regeneration Lab della Bocconi. “Lo studio mostra con chiarezza che le persone percepiscono questi spazi come beni pubblici essenziali, ed è un segnale che la politica non può permettersi di ignorare”.
Benessere psicofisico: la prima ragione per cui i milanesi vanno al parco
La rilevazione indica che i benefici più riconosciuti sono quelli legati al benessere mentale ed emotivo, soprattutto in parchi come Indro Montanelli, BAM, CityLife e Parco della Resistenza. Altri, come Parco Ravizza, offrono una combinazione più ampia di funzioni: aree per attività, eventi, socialità.
I dati confermano che la città vive i parchi come un’estensione accessibile della propria vita quotidiana: passeggiate, spesso con il cane, attività fisica, momenti di pausa dal lavoro (specie nei parchi incastonati tra uffici, come BAM e CityLife), ritrovi familiari (Lambro) o veri e propri poli culturali (Trotter).
Croci insiste su un punto: “Il benessere che emerge dalla ricerca non è un effetto collaterale del verde, è il cuore della sua funzione. In un contesto urbano complesso e stressante come Milano, gli spazi verdi sono ammortizzatori sociali potenti. Dobbiamo trattarli come tali”.
Sicurezza e manutenzione: la città a due velocità
La percezione di sicurezza è generalmente buona, con poche eccezioni: Monte Stella è il parco considerato meno sicuro, mentre Trotter e Lambro sono percepiti come particolarmente affidabili. Anche la manutenzione segue traiettorie molto diverse: Trotter, BAM e CityLife risultano eccellenti, mentre Monte Stella e Giovanni Paolo II finiscono in coda alle valutazioni.
Le esigenze di miglioramento sono altrettanto specifiche:
- più presidio e presenza istituzionale per Monte Stella;
- più cestini per Parco delle Cave e Parco Nord;
- più eventi e spazi comunitari per Trotter;
- più panchine nelle zone a elevata densità di uffici come BAM;
- maggiore manutenzione a Lambro;
- servizi essenziali – come bagni e punti ristoro – a Sempione e Baden Powell.
Prossimità, accessibilità e identità dei quartieri
La maggior parte dei parchi è raggiungibile a piedi e le visite sono frequenti: molti residenti dichiarano di utilizzarli più volte alla settimana, spesso da soli, segno di un rapporto di fiducia con lo spazio.
Non tutti i parchi però svolgono la stessa funzione:
- Monte Stella è visto come un grande “polmone” urbano, un simbolo di natura diffusa;
- Trotter viene percepito come un presidio sociale, culturale e comunitario;
- Nord Milano si conferma capitale milanese dello sport all’aperto;
- CityLife e BAM sono diventati veri e propri “break hub” dell’economia degli uffici.
Secondo Croci “L’indagine dimostra che ogni parco ha una sua identità precisa, coerente con il quartiere e con i flussi di vita che lo attraversano. Le politiche urbane più efficaci saranno quelle capaci di valorizzare queste identità invece di uniformarle”.
Il verde non è un costo, è un investimento
Le conclusioni dello studio sono inequivocabili: i parchi generano valore. Benessere psicofisico, socialità, sicurezza percepita, qualità urbana. Ma anche un altro dato emerge con forza: i cittadini chiedono una gestione più attenta, continua e misurabile, a partire dalla manutenzione e dalla sicurezza. È un’agenda che parla direttamente alle istituzioni.
La trasformazione urbana passa anche da qui: riconoscere l’infrastruttura verde come un asset strategico, non residuale. Milano lo sa già, ma i dati di questa ricerca suggeriscono che dovrà saperlo ancora meglio.