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Premiati per aver mostrato come le decisioni di famiglie e imprese aiutino a capire gli effetti delle politiche contro recessioni e inflazione. Con un commento di Francesco Giavazzi

Il Premio Nobel per l’Economia 2026 è stato assegnato a Robert E. Hall, della Stanford University, e Michael Woodford, della Columbia University. La motivazione dell’Accademia reale svedese delle scienze riconosce il loro contributo ai «fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica»: in altre parole, a modelli che partono dalle scelte di famiglie e imprese per studiare come attenuare gli alti e bassi dell’economia.

Che cosa succede, per esempio, quando una banca centrale cambia i tassi d’interesse? La risposta dipende anche da ciò che le persone si aspettano per il futuro. Una famiglia può decidere se spendere o risparmiare; un’impresa se investire o modificare i prezzi. Hall ha contribuito a chiarire il ruolo delle decisioni di consumo nei modelli economici. Woodford ha sviluppato strumenti fondamentali per analizzare la politica monetaria e il modo in cui essa influenza le aspettative.

Le loro ricerche hanno contribuito allo sviluppo dei modelli oggi utilizzati da banche centrali e governi per valutare quando e come intervenire di fronte a una recessione, a una fiammata dell’inflazione o a uno shock energetico. Il premio mette così al centro una domanda concreta: per rendere più stabile l’economia, occorre capire come le politiche pubbliche cambiano le scelte di chi ne vive gli effetti.

L'economista della Bocconi Francesco Giavazzi ha commentato: "Il Nobel a Bob Hall e Mike Woodford  ci ricorda che la macroeconomia è una scienza. Ed essendo una scienza deve basarsi su modelli teorici sottoposti alla verifica di analisi empiriche capaci di validarne ipotesi e risultati. Bob Hall e Mike Woodford ce lo ricordano da almeno 50 anni, sia con contributi fondamentali sul piano teorico, sia con contributi alla formulazione dell'analisi empirica."