PACT4FUTURE - PURPOSE
Purpose under pressure. Dalla promessa alla responsabilità
Il purpose oggi non è più una dichiarazione identitaria. È un impegno che deve reggere alla verifica dei numeri. Le nuove regole europee sul reporting di sostenibilità hanno alzato l’asticella: ciò che un tempo era racconto ora è accountability.
Ma la vera domanda non è se le grandi imprese riusciranno ad adeguarsi. La domanda è: cosa succede quando questa pressione arriva nelle filiere, nelle PMI, nelle aziende familiari, nei campioni del made in Italy?
Questo pomeriggio non celebra il purpose. Lo mette alla prova.
Ne osserva l’impatto sulle decisioni, sui sistemi di controllo, sulla reputazione. E soprattutto misura quanto costa – e quanto vale – essere coerenti.
Il purpose non si dichiara. Si rendiconta.
Quando il purpose diventa realtà per l’impresa? Quando smette di essere una promessa e diventa una sequenza di scelte misurabili, verificabili, comparabili. Il reporting di sostenibilità – soprattutto nell’era delle nuove norme europee – è lo strumento che può trasformare la narrazione in responsabilità: obbliga a chiarire che cosa è davvero rilevante, a collegare impatti, rischi e opportunità alla strategia, a rendere trasparenti governance e sistemi di incentivazione, e a connettere le informazioni ESG con i risultati economico-finanziari. La trasparenza non è neutrale: orienta i comportamenti delle imprese, influenza le decisioni degli investitori, ridefinisce le priorità manageriali. Proprio per questo il reporting di sostenibilità espone anche a rischi concreti: indicatori scelti perché “comodi”, selezione opportunistica delle informazioni, disallineamento tra ciò che si racconta e ciò che si decide rischiano di far perdere senso al purpose e di esporre le imprese a pesanti rischi reputazionali.
Un bilancio credibile si riconosce dalla qualità e completezza dell’informazione, dalla comparabilità, dall’assurance indipendente e – soprattutto – dalla coerenza tra sostenibilità e performance dell’impresa. Perché il purpose, oggi, non si misura dalle dichiarazioni, ma dalla capacità di sostenerle con i fatti e rendicontarle con trasparenza.
Con Annalisa Prencipe, KPMG Chair in Accounting, Università Bocconi
Trasparenza, reputazione, rischio
La trasparenza è diventata una condizione di accesso al mercato. Ma non è neutrale, e non è priva di conseguenze. Rendicontare significa esporsi: agli investitori, ai media, ai regolatori, alla società civile. Ogni dato pubblicato, ogni target annunciato, ogni impegno assunto costruisce fiducia – oppure la mette a rischio.
Dove finisce la rendicontazione credibile e dove inizia il greenwashing? Quando un errore diventa manipolazione? E quali sono le responsabilità concrete di amministratori e manager quando ciò che viene dichiarato non trova riscontro nelle scelte strategiche o nei risultati?
La tavola rotonda affronta il lato meno rassicurante del purpose: contenziosi, richiami delle autorità, perdita di reputazione, reazioni dei mercati. Attraverso casi reali e analisi delle pratiche aziendali, si discuterà di qualità dell’informazione, assurance indipendente, coerenza tra incentivi e obiettivi ESG, e del ruolo di revisori, regolatori e investitori nel presidiare l’affidabilità dei dati. Perché oggi la trasparenza non è solo un valore etico. È un’infrastruttura di fiducia. E quando si incrina, il costo per l’impresa può essere molto più alto di quanto previsto.
Con Marco Ventoruzzo, Professore Ordinario di diritto commerciale, Università Bocconi e Federica Calvetti ESG Coordinator, Eurizon e Damaso Zagaglia, Vice President - EMEA Sales ISS Corporate
Purpose e reporting lungo la filiera: cosa cambia tra piccola, media e grande impresa
Le nuove regole sulla sostenibilità non colpiscono tutte le imprese allo stesso modo, ma nessuna è davvero fuori dal perimetro. La grande impresa è direttamente esposta agli obblighi normativi e al giudizio dei mercati; la media impresa vive la tensione tra strutturazione e flessibilità; la piccola impresa, spesso non soggetta formalmente ai vincoli più stringenti, è comunque coinvolta attraverso le catene di fornitura, il rapporto con le banche e la crescente attenzione degli investitori.
Il reporting, quindi, non è solo compliance. È accesso al credito, permanenza nelle filiere internazionali, capacità di attrarre competenze e costruire reputazione. Ma comporta costi organizzativi, competenze nuove e un cambiamento culturale non banale.
Mettendo a confronto una piccola, una media e una grande impresa, la tavola rotonda indaga una questione concreta: il purpose sta diventando un criterio reale di pianificazione e controllo, capace di orientare le decisioni a ogni livello dimensionale, oppure si traduce in un adempimento che pesa soprattutto sui più piccoli?
La differenza, probabilmente, non sta nella dimensione, ma nella capacità di trasformare la pressione normativa in leva strategica.
Con Andrea Dossi, Direttore SRB Lab, Università Bocconi
A seguire la presentazione del Premio bilancio di sostenibilità 2026
Un’economia attenta alla transizione economica, alla giustizia sociale, all’innovazione; modelli imprenditoriali capaci di responsabilità nei confronti di persone, territori, ambiente. I bilanci di sostenibilità che, insieme a NeXt – Nuova Economia per tutti, abbiamo esaminato in questi anni ci indicano una direzione da cui non si torna indietro. Per questo, per valorizzare chi si impegna nella costruzione di modelli imprenditoriali sostenibili, il Corriere della Sera con il supporto scientifico di NeXt - Nuova economia X tutti, torna a proporre il «Premio Bilancio di sostenibilità» arrivato alla sua quinta edizione.
A cura di Elisabetta Soglio, Responsabile Buone Notizie Corriere della Sera