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Angelo Sraffa

Nei primi decenni del Novecento, Angelo Sraffa (Pisa, 1865 - Rapallo, 1937) è uno dei giuristi maggiormente impegnati nell'opera di rinnovamento della scienza giuridica italiana. Figura di spicco della società civile, è professore di diritto commerciale in varie Università (Macerata, Messina, Parma, Torino, Milano) e, fin dal 1902, insegna anche in Bocconi, di cui sarà rettore (1917-1924). Nel 1903, con Cesare Vivante, fonda la Rivista del Diritto Commerciale. Al periodico egli dedica grande cura e instancabili energie: da subito la Rivista diventa una specie di laboratorio intellettuale, dove si sperimentano idee nuove, cercando soluzioni ai problemi dell'attualità giuridica e economica del tempo.

Con i suoi studenti bocconiani Sraffa è molto chiaro e non fa sconti: per occuparsi «di grandi affari», è indispensabile «conoscere non solo il lato economico e pratico degli affari stessi ma altresì il loro lato giuridico, la cui ignoranza potrebbe condurre facilmente ad errori che darebbero luogo in seguito al nascere di liti e questioni» (da Appunti di diritto commerciale, 2° corso, anno accademico 1906-907).
Il punto chiave del suo metodo di studio e insegnamento del diritto è proprio questo: occorre partire dalla realtà, economica e sociale, per poi rivolgersi al sistema giuridico, al fine di trovare una soluzione al problema concreto. Le soluzioni migliori non sono, poi, necessariamente quelle del diritto italiano vigente, così egli di continuo guarda alla storia del diritto e a ciò che si insegna e si pratica all'estero, oltralpe e oltreoceano, in dottrina, in giurisprudenza, a livello della legislazione, per trarre insegnamenti utili e arricchire la sua prospettiva di interpretazione.

Oggi, a quasi un secolo di distanza, cosa potrebbe ancora dire e insegnare Sraffa a uno studente di giurisprudenza, oppure a chi si avventuri nel campo della ricerca giuridica?
Certamente, potrebbe testimoniare con i suoi scritti e con l'impegno di tutta una vita che il compito del giurista è complicato e affascinante e richiede una solida preparazione: non si tratta soltanto di applicare e interpretare le norme esistenti, essenziale, a suo giudizio, è anche la partecipazione ai processi di elaborazione delle norme nuove. E in questa importante funzione di riforma del diritto vigente, secondo lui, non basta avere una salda conoscenza del diritto positivo, occorre mettere a profitto anche le altre scienze, quali l'economia, la statistica, la scienza politica.
Al giurista si apre, così, un campo di attività vasto e impegnativo, che richiede rigore scientifico, capacità di osservazione e comprensione dei fenomeni economici e sociali, in una prospettiva interdisciplinare e a vocazione internazionale. Senza che mai passi in secondo piano un'alta coscienza del valore etico insito nella stessa funzione del giurista, la cui opera, in qualunque momento storico, anche nei più cupi (che Sraffa vive in prima persona), deve sempre ispirarsi ai principi di libertà di pensiero e di espressione, non limitandosi ad avere valore logico o giuridico, per assumere un «alto significato sociale» (da La riforma della legislazione commerciale e la funzione dei giuristi, 1913).

Annamaria Monti

Ultimo aggiornamento 19/06/2012 - 15:15:27
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