JOBS ACT:ISTRUZIONI PER L’USO - profili di convergenza, prospettive di effettività

 

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Con i primi decreti attuativi – in particolare il D. lgs n.23/2015 - comincia a prendere forma il disegno riformatore del Jobs Act, di cui alla legge delega n. 183 del 2014
Dopo la traduzione in atti normativi (e fatte salve le possibili modifiche future suggerite dal dibattito in corso) il tempo delle discussioni, dei dissensi, del confronto di opinioni è terminato.
Comincia il tempo della applicazione delle nuove norme, che profondamente hanno riformato il quadro legislativo soprattutto in materia di licenziamenti.
Inizia la fase della loro traduzione in prassi fra le parti e nella giurisdizione.
Ci si deve interrogare, innanzitutto, circa gli effetti che le recenti riforme avranno sulla realtà delle relazioni fra i soggetti, individuali e collettivi, del rapporto di lavoro.
Occorre individuare le modalità più opportune per dare effettiva applicazione alle riforme, nella maniera più rispettosa dei diritti di tutte le parti coinvolte.
Il tema riguarda la giurisdizione, poiché i problemi di interpretazione e di applicazione delle nuove previsioni legislative al caso concreto impegneranno l'attività dei Giudici del lavoro.
Ma il tema riguarda, anche e in prima istanza, il ruolo dei protagonisti, individuali e collettivi, del rapporto di lavoro. Anzi, si deve e si può auspicare che le parti sociali svolgano un ruolo importante per delineare, sul piano dell'autonomia collettiva, un quadro che consenta di dare ai loro rapporti una regolamentazione concordata e idonea a risolvere sul terreno negoziale le prevedibili divergenze e le contestazioni, così da prevenire il ricorso allo strumento giudiziale e da lasciare all'intervento del Giudice del lavoro un ruolo residuale, limitato – auspicabilmente - ai casi nei quali il contrasto non riesca ad essere risolto in sede extra-giudiziale.
La riflessione si pone, quindi, su profili di metodo, oltre che di merito; con un compito da porre nell'ottica del problem solving.
L'impegno, e la sfida, che in tale contesto si pone è pertanto quello di vedere se è possibile, pur nella differenza di opinioni e di legittimi interessi, individuare dei profili di convergenza quanto più ampi possibile per la creazione di soluzioni condivise e di strumenti concordati.
In tale prospettiva si ritiene utile mettere a confronto due mondi che non sempre comunicano tra di loro: i giuslavoristi (magistrati, avvocati, accademici) e le parti sociali (organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro)
Il confronto fra questi due mondi, da svolgersi abbandonando le polemiche di rito e di ruolo e ponendosi in un'ottica costruttiva, potrà creare le premesse per costruire un contesto di relazioni improntate a una più consapevole gestione del conflitto e, possibilmente, alla prevenzione di esso.
L'esito di un tale impegno potrà avere positive ricadute sull'esercizio della giurisdizione, riducendo il ricorso al Giudice del lavoro ai casi nei quali, prevedibilmente, il conflitto permanga; e, al tempo stesso, favorendo le condizioni affinché la giustizia del lavoro sia resa con la massima efficacia ed efficienza, con un adeguato riconoscimento dei diritti che la legge attribuisce alle parti, individuali e collettive, del rapporto di lavoro.