Home > Scuole e Programmi > Scuola Universitaria > Studenti prospective > Economia e scienze sociali > Esperienze e interviste
Quali sono gli obiettivi di questo corso di studi?
La realtà che viviamo, sempre più complessa, richiede una capacità di analisi dei problemi non convenzionale. Quanti individui, oggi, sanno dare risposte sufficientemente competenti a domande quali: la recente crisi finanziaria è frutto di un'etica malata della finanza, oppure di meccanismi economici che possiamo interpretare (e forse finalmente riuscire a spiegare)? Quali sono i costi e i benefici dell'immigrazione? Un sistema di buoni-scuola è più o meno desiderabile di una scuola completamente pubblica? La globalizzazione (che riguarda tutti) è un fenomeno positivo o negativo? Fornire risposte non superficiali a domande di questo tipo non è importante solo dal punto di vista culturale, ma soprattutto perché richiede capacità analitica, curiosità per il non-ovvio. In una parola: un metodo.
Questo è l'aspetto decisivo e direi meno noto delle scienze economiche, nello studio delle quali la Bocconi è all'avanguardia in Italia e in Europa.
E i contenuti?
I contenuti spaziano in modo amplissimo. La ricchezza di domande è vasta: dall'economia monetaria, all'economia industriale, da quella del lavoro, a quella internazionale. Dai temi dello sviluppo economico dei paesi, alla teoria dei giochi. Ma questo non vuol dire vaghezza di contenuti, come se in questo corso di laurea "facessimo un po' di tutto". La varietà di contenuti va necessariamente sostenuta con un forte rigore metodologico: è questo il denominatore comune dell'economia come "scienza".
Qual è limpostazione didattica di questo percorso di studi?
Molti studenti scoprono solo gradualmente l'interesse per le scienze economiche, e si appassionano quando capiscono che possono acquisire strumenti, non pure nozioni destinate presto a svalutarsi. Sono convinto che il motivo principale della presunta apatia delle giovani generazioni sia semplice: la difficoltà nel capire un mondo che si fa sempre più articolato. Il loro distacco è quindi una reazione comprensibile. Fornire agli studenti strumenti generali di comprensione dei fenomeni che li circondano è perciò il nostro compito più importante, ed è anche la cosa che risveglia di più il loro interesse. Il tipo di rapporto che si crea tra il docente e gli studenti è di apprendimento reciproco. Il fascino dei problemi economici è che sono in continua mutazione. Questo richiede un costante sforzo di comprensione anche per noi docenti. La lezione in classe, quindi, è molto spesso anche un momento in cui si impara insieme. I problemi economici non sono come quelli matematici. Vanno affrontati con rigore, ma permettono anche interessanti valutazioni soggettive.
I laureati di questo corso sono competivi nell'affrontare il mercato italiano e internazionale del lavoro?
Si dirà: ma che serve nel mondo del lavoro sapere se l'immigrazione effettivamente riduce o meno i salari dei lavoratori di casa nostra? Non è questo un problema da lasciare agli studiosi? Non è così. Il tipo di preparazione richiesta oggi dalle imprese, che competono sempre di più per il capitale umano migliore, è molto diversa rispetto anche a soli quindici anni fa. Non competenze tecniche, ma metodo. Non informazioni fini a se stesse, ma flessibilità e costante capacità di apprendimento. Perché i problemi economici evolvono intorno a noi continuamente. Il mondo del lavoro odierno, in ogni sua sfera, ma soprattutto quello più competitivo e remunerativo (e perciò aperto ai mercati internazionali) pone infatti i giovani di fronte a problemi sempre più complessi. Per risolverli, non serve tanto avere uno specifico bagaglio di conoscenze, bensì la capacità di espandere continuamente tali conoscenze in futuro.
Per ulteriori informazioni sugli orientamenti educativi del corso il Direttore del Cles Tommaso Monacelli è felice di ricevere un vostro messaggio a:
tommaso.monacelli@unibocconi.it